Isabella d'Este

Sul carteggio tra Lorenzo da Pavia e Isabella d' Este si è già scritto molto nel tempo, ma questa corrispondenza così nutrita regala sempre nuovi spunti di riflessione per avviare ricerche nell' ambito della cultura e dell'arte del rinascimento italiano e non solo.


Il lavoro svolto da Brown è indubbiamente fondamentale per chi si addentra nel groviglio di missive fra i due protagonisti, ma non esaustivo. 
Difatti la corrispondenza mostra sempre nuove sfaccettature in riferimento al focus che si adotta e questi differenti punti luce necessiterebbero di una rilettura scrupolosa.


Analizzando infatti  il carteggio dal punto di vista della liuteria, e nello specifico la costruzione di strumenti a pizzico, non ho potuto fare a meno di rileggere il carteggio svariate volte per far corrispondere, a volte invano,  strumenti musicali ordinati, costruiti, aggiustati o semplicemente nominati. La difficoltà è dovuta a diversi fattori.


In primis c'è l' annosa problematica riguardante il nome degli strumenti.
Liuto alla spagnola, viola da mano, viola alla spagnola non hanno ancora trovato una precisa collocazione nella classificazione strumentale del XV e XVI sec.  A parte interessanti tentativi attuati tramite trasversali ricerche in ambito letterario e iconografico , molti errori di valutazione rimangono ancora da correggere riguardo soprattutto lo strumento "viola".
Il termine "viola" compare difatti nel carteggio in ben 37 lettere e soltanto in una di queste viene chiamata “viola da archo” e in un’altra “viola alla spagnola”. Molte informazioni, d’altro canto, possiamo dedurle da attente osservazioni e scrupolose analisi linguistiche.

LA SCELTA DEL MODELLO


La mia attenzione si è concentrata sulla richiesta da parte di Isabella di una viola di ebano, ordinata in una missiva datata 30 Agosto 1504. 
"Se may usasti arte e diligentia in alcuno instrumento, usatila in questa viola che volemo usare cum le mane nostre"
La richiesta è di una viola di ebano "schietto senza altra compagnia de la grandezza che fu l'altra che ne facesti".


Le vicissitudini legate al reperimento dell'ebano sono numerose, tanto che Lorenzo porterà a termine la viola soltanto nel 27 Giugno 1508  e per di più in legno di sandalo per non essere riuscito a trovare dell’ ebano buono per la viola.
La scelta del modello per la viola in questione è ricaduta sullo strumento raffigurato in una xilografia di Marcantonio Raimondi, incisore formatosi nella bottega di Francesco Francia, pittore di corte dei Gonzaga, che ritrae fra l'altro Federico, il figlio di Isabella , all'età di 10 anni, ovvero nel 1510.

Dello stesso anno è l'incisione in questione del Raimondi, dove appare Giovanni Filoteo Achillini che suona una viola da mano seduto sotto un albero e poggiando il piede sulla custodia della sua viola la quale sembrerebbe essere bombata. Il collegamento con l’ambiente cortigiano di Isabella viene automaticamente da Serafino Aquilano a cui l'amico Achillini nel 1504 dedica le "Collettanee Greche Latine e Vulgari per diversi autori moderni nella Morte dell' ardente Seraphino Aquilano" inserendo fra i componimenti nove sonetti scritti di sua mano Serafino, difatti, appare nominato in una lettera del nostro carteggio datata 4 Luglio 1497, anni in cui lavorava per la corte Gonzaghesca, riferendo ad  Isabella di aver visto a Venezia un liuto d’ ebano.
Non sapremo mai se la viola di Isabella fosse simile a quella di Achillini ma l'ambiente culturale e il periodo sono gli stessi.


INFORMAZIONI ORGANOLOGICHE


Il 13 Aprile 1507 Lorenzo dice di aver trovato del legno di sandalo ma troppo piccolo "non per fare stele larghe per la viola".
Il termine stele ci fa capire che in una missiva di dieci anni prima Lorenzo chiede a Isabella se le fosse piaciuto sul manico di un liuto, anch'esso in ebano, una striscia di avorio e non una stella come traduce il Pio.


Questa informazione è utile anche per capire che i manici dei liuti e, quindi, probabilmente anche delle viole, fossero lastronati.
Il 20 Aprile del 1507 Isabella, in risposta alla lettera precedente, consiglia a Lorenzo di utilizzare "una lista di ebano e una di sandalo" pur di cominciare la viola.
Questa è un' importante informazione riguardo la costruzione dello strumento.
Sembrerebbe altamente improbabile che Isabella consigli questa soluzione su un fondo a due pezzi o per le  due fasce. Di conseguenza possiamo ipotizzare che il fondo fosse fatto a doghe, caratteristica che non ci da la certezza di un fondo bombato ma quantomeno la possibilità.


Per quanto riguarda la tavola armonica, le informazioni che abbiamo vengono dalla lettera  datata 3 Febbraio 1497 nel quale, in risposta alla richiesta di Isabella di un liuto completamente in ebano (come quello visto da Serafino), Lorenzo risponde che farà la tavola in cipresso perché nera sarebbe esteticamente brutta ma soprattutto non avrebbe voce “niente più che se suonase un pezo de marmoro”.
La cosa interessante indubbiamente è l'indicazione sul cipresso che, tra l’altro, tradizione la vuole come essenza usata per le chitarre flamenco, ma ancora più interessante è quello che Lorenzo scrive subito dopo "Ben è vero che sul dito fondo li faco certi lavori de ebano". Questi “certi lavori” ci fanno dedurre che la tavola fosse intarsiata con decorazioni di ebanisteria come era tradizione nelle vihuele de mano spagnole.

Per un appropriato stile di decorazioni si è preso spunto dall’unico strumento ad oggi attribuito con certezza a Lorenzo da Pavia. Si tratta dell’organo con canne di carta del Museo Correr di Venezia. (Fig.4) Sul fondo dell’ organo si trovano delle inscrizioni in greco ed in latino incorniciate da un filetto intarsiato di colore nero/bianco/nero. Ricostruito il filetto lo si è disposto lungo il perimetro della tavola armonica, inserendo in uno dei tre quadrati formati dal pattern, una piastrina di madre perla.


Per quello che riguarda la rosetta si è attinto ad un altro strumento più tardo ma probabilmente proveniente dalla bottega di Lorenzo così come suppone il Winternitz. Lo strumento in questione è una spinetta del 1540 (Fig.9 e 10) costruita a Venezia per la Duchessa di Urbino Eleonora, figlia di Isabella alla quale Lorenzo costruisce una “violetta” nel Settembre del 1508 come richiesto da Giovanni Angelo Testagrossa, insegnante di musica di Isabella e dei suoi figli. La data della morte di Lorenzo è attestata intorno agli anni ‘20 del XVI sec. e quindi diversi anni prima della spinetta in questione, ma la provenienza veneziana e la chiara destinazione a Eleonora ci fanno pensare che possa venire dalla sua bottega. Della rosetta si è ripreso il motivo ornamentale della parte centrale e si è ricostruita in 4 strati di pergamena.


Ad esclusione della tavola armonica realizzata in abete Val di Fiemme la viola è stata costruita interamente in ebano così come Isabella la desiderava. Per onorare la donna per eccellenza del rinascimento italiano si è aggiunto il suo motto inciso in una lastra d’osso e inserito nella parte bassa dello strumento: NEC SPE NEC METU.